Come spesso accade nella vita di noi geek, le migliori intuizioni nascono per caso. Qualche mese fa, durante l’audit che ho gestito per un’azienda, commissionato da un partner con cui collaboravano, ho iniziato a riflettere sui metodi che uso istintivamente per affrontare problemi complessi. Ho capito che da anni stavo mescolando due approcci apparentemente opposti: olismo e pragmatismo.
L’approccio olistico guarda il quadro completo, le interconnessioni, le cause profonde. È quella mentalità che ti fa chiedere “come si collega tutto questo?” e che pensa al lungo termine. Il pragmatismo invece è orientato all’azione concreta: “cosa possiamo fare ora con quello che abbiamo?” Si adatta, è efficiente, punta a risultati tangibili.
Per anni ho pensato fossero in conflitto, ma sperimentando ho scoperto che combinarli dà il meglio di entrambi i mondi.
Il mio percorso verso l’approccio ibrido
Tutto è partito da quell’audit, complice anche la mia esperienza lavorativa taversale e studiando da autodidatta sulla sicurezza informatica. Cercando informazioni qua e là, mi sono imbattuto nella distinzione formale tra questi approcci. È stato uno di quei momenti “aha!”: stavo già facendo questo ibrido, solo che non gli avevo dato un nome.
Da ragazzino smontavo tutto per capire come funzionava, non mi bastava un pezzo solo. Negli anni, lavorando con scadenze, budget e team da gestire, ho sviluppato il lato pratico. Ma non è stato facile: critiche da chi mi accusava di perdere tempo nell’analisi o di essere troppo focalizzato sul breve termine. Eppure, i progetti dove mescolavo i due funzionavano meglio e duravano di più.
Come funziona l’approccio ibrido in pratica
Uso l’olismo per definire la direzione e vedere le connessioni nascoste, poi il pragmatismo per decidere come agire con le risorse disponibili. L’olismo ti dà la bussola, il pragmatismo la strada concreta.
Solo olismo porta a piani perfetti ma irrealizzabili. Solo pragmatismo risolve oggi ma crea problemi domani. Combinati, ottieni risultati sostenibili.
Applicazione concreta in cybersecurity
La cybersecurity è perfetta per questo approccio. Hai bisogno di visione d’insieme: sicurezza è tecnologia, processi, persone, compliance, cultura aziendale. Ma le minacce non aspettano la soluzione ideale.
Nell’audit, ho iniziato con l’olismo: asset coinvolti (server, cloud, servizi, documenti cartacei), vettori di attacco e stakeholder. Poi pragmatismo: prioritizzazione per rischio, soluzioni incrementali ad alto impatto.
Esempio: criticità multiple. Invece di analizzare tutto o risolvere isolate, ho mantenuto la vista d’insieme ma prioritarizzato per urgenza e impatto. Rimedi pratici che hanno migliorato la gestione complessiva.
Nella gestione incidenti: olismo per capire ripercussioni legali/reputazionali, pragmatismo per contenere subito il danno. Nella formazione: olismo per cultura diffusa, pragmatismo partendo da rischi comuni.
Consigli pratici per iniziare
- Mappa sistemica iniziale: elenca tutto (asset, processi, persone) senza risolvere subito.
- Prioritizza con matrice rischio/impatto: alto impatto e fattibile prima.
- Itera in cicli brevi: implementa, testa, adatta, ripeti.
- Accetta le critiche: usale per raffinare, ma fidati dei risultati.
- Sperimenta: non seguire manuali alla lettera, adatta al tuo contesto.
Non è un percorso liscio, ma i risultati parlano da sé. Continuo a perfezionarlo in ogni progetto. Quello che conta è trovare ciò che funziona per i tuoi obiettivi, anche mescolando approcci che teoricamente non dovrebbero stare insieme. L’innovazione spesso nasce proprio da questi mix.
Riferimenti utili per approfondire
Dopo aver applicato questo approccio quasi istintivamente, ho cercato di capire se esistessero metodologie consolidate che lo descrivessero. Ho trovato che il NIST Cybersecurity Framework (disponibile gratuitamente su nist.gov) struttura proprio questa logica: la funzione “Identify” richiede analisi sistemica, mentre “Protect”, “Detect”, “Respond” e “Recover” sono fasi operative e pragmatiche.
Per chi vuole approfondire il pensiero sistemico applicato alla gestione aziendale, Peter Senge ha scritto “La quinta disciplina” (disponibile in italiano), che spiega bene perché guardare al quadro completo invece che ai singoli pezzi. È un classico della letteratura manageriale, molto citato nei corsi di gestione progetti. Ce l’ho in libreria e spero di leggerlo quanto prima.
Sul lato della cybersecurity pratica, l’ENISA (Agenzia europea per la sicurezza informatica) pubblica guide operative gratuite su enisa.europa.eu, incluse quelle sugli audit di sicurezza che bilanciano analisi e azione concreta. Le ho trovate cercando dopo l’audit e le ho salvate nei bookmark, pronte all’uso quando servono.
Questi sono strumenti utili per il futuro che ho trovato navigando online dopo l’esperienza pratica. Non sono un esperto teorico, ma mi aiutano a formalizzare quello che già funziona sul campo.
