Mercoledì pomeriggio ho finalmente visitato la Command & Control Room di Roma Servizi per la Mobilità. Più volte, durante le riunioni del tavolo Smart Mobility della Consulta Roma Smart City Lab, avevo proposto una visita, e non sono stato il solo. Ringrazio Andrea Benso, che coordina il tavolo, Leandro Aglieri, presidente della Consulta, Antonio Falvo, responsabile dell’area trasformazione digitale e innovazione di RSM, e Anna Donati, presidente di RSM, per aver reso possibile questa occasione.
Sono entrato pieno di curiosità, forte di una passione per la mobilità che mi accompagna da oltre vent’anni. Mi sono seduto e ho tirato fuori il mio tablet e‑ink per prendere appunti come uno studente: volevo fissare quanto più possibile di ciò che stavo vedendo.
Sapevo già che la gestione della mobilità a Roma è molto più tecnologica di quanto si percepisca dall’esterno, ma questa visita me lo ha confermato in modo netto. In molti casi la città ha precorso i tempi, implementando e testando tecnologie prima di altri contesti urbani, ma questo patrimonio non è ancora raccontato a sufficienza. Una delle missioni del gruppo di lavoro sulla Smart Mobility, e direi della stessa amministrazione capitolina, è proprio rendere più consapevoli i city user di quali servizi esistono e di quale infrastruttura tecnologica li rende possibili.
Già nel 2002 era possibile acquistare il biglietto ATAC via SMS, di fatto un biglietto digitale ante litteram. Da “tempo immemore” controllo online se il mezzo pubblico sta arrivando in fermata. Ricordo che nel 2007, a Londra, usavo un sito WAP per fare la stessa cosa pensando fossero tra i primi, e sono stato “sgridato”: a Roma si faceva già da tempo. Gli esempi potrebbero continuare a lungo.
Il video wall della control room non mostra solo flussi di telecamere. Può visualizzare mappe interattive in tempo reale con la posizione dei mezzi del trasporto pubblico, evidenziando chi rispetta l’orario, chi è in anticipo e chi in ritardo. Sulla stessa plancia è possibile vedere i veicoli della mobilità condivisa, dove sono disponibili e dove invece l’offerta è assente. E questa è solo una piccola parte delle funzionalità del sistema.
Dietro tutto questo c’è un grande lavoro di data lake, nel senso più concreto del termine big data: raccolta, normalizzazione e integrazione di fonti eterogenee in un unico sistema centralizzato. È stato un percorso lungo e faticoso, che oggi consente di lavorare su un database unico, ben strutturato e interrogabile anche tramite strumenti di intelligenza artificiale.
Roma è una città che, per estensione, equivale a circa nove tra le maggiori città italiane. Come mi capita spesso di raccontare, la sola IX circoscrizione (una delle quindici) ha dimensioni paragonabili a quelle del Comune di Milano. A questo si sommano gli “strati” storici della città, dalla Roma antica a quella moderna passando per quella medioevale, che impongono limiti e complessità quando si interviene sulle infrastrutture. Basti pensare che, per la costruzione della Metro C, una domus/caserma romana, la cosiddetta Domus del Comandante alla stazione Porta Metronia, è stata di fatto smontata, spostata e ricollocata.
In questo contesto, qualche numero aiuta a capire la scala del lavoro, pur essendo solo una goccia nel mare:
- circa 8.000 km di strade, con il 50% del flusso che si concentra su soli 500 km;
- circa 1.460 impianti semaforici, di cui 900 già sotto controllo centralizzato con un livello tecnologico molto elevato: monitorano non solo i veicoli, ma anche i flussi pedonali; i restanti 560 sono in aree meno critiche, ma c’è un percorso in corso per la completa centralizzazione, con una SLA di riparazione di 2 ore in caso di guasto e una forte integrazione operativa con la Polizia Locale;
- 170 telecamere dedicate ai varchi ZTL e circa 1.200 telecamere complessive di videosorveglianza urbana, oggetto di un’attenzione maniacale in termini di manutenzione: basta un colpo di vento, il fogliame o addirittura un volatile per spostare l’inquadratura e compromettere la qualità del dato;
- una ripartizione modale che vede circa il 21% degli spostamenti sui mezzi pubblici, il 52% in auto privata, il 10% in moto o scooter, il 14% a piedi e il 3% in mobilità condivisa;
- auto che, in media, restano ferme per il 97% delle 24 ore, un dato leggermente peggiore della media del 95%: significa che sono in movimento poco più di 42 minuti al giorno, un elemento che fa riflettere sullo spazio urbano occupato e sul modello di mobilità;
- un tasso di motorizzazione nazionale che nel 2023 ha toccato le 694 auto ogni 1.000 abitanti, contro una media UE di 571 auto ogni 1.000 abitanti, con Roma che conferma questa tendenza alla forte dipendenza dall’auto privata.
La parte forse meno visibile, ma più strategica, è il sistema ipertecnologico di monitoraggio del traffico, basato anche su telecamere con riconoscimento OCR delle targhe. I controlli sono multilivello per minimizzare falsi positivi e falsi negativi, con due sistemi gemelli a disposizione della Polizia Locale di Roma Capitale. Il trattamento del dato è progettato per rispettare in modo rigoroso la normativa sulla protezione dei dati personali e garantire i massimi livelli di sicurezza.
Tutto converge in un controllo in tempo quasi reale della mobilità: trasporto pubblico locale, varchi, sensori, eventi sulla rete viaria. Non significa solo sanzioni, ma la possibilità di reagire rapidamente in caso di necessità, come un grave incidente o un veicolo fermo in un punto critico. A questo si aggiunge la gestione centralizzata dei pannelli informativi, essenziale per comunicare in modo tempestivo cambi di viabilità, lavori o eventi eccezionali.
Questa infrastruttura, insieme a ciò che è in progettazione, rappresenta la base del nuovo Intelligent Transport System (ITS) e dello sviluppo dei servizi MaaS (Mobility as a Service) per la Capitale. La collaborazione tra Roma Servizi per la Mobilità e la Consulta Roma Smart City Lab può diventare un potente acceleratore: Roma ha già dimostrato la propria capacità di posizionarsi a livello internazionale vincendo lo Smart City Award a Barcellona, riconoscimento che premia nuovi modelli di innovazione pubblica e trasformazione urbana.
Vista la complessità della città, Roma può diventare un vero laboratorio per tecnologie e soluzioni di smart city, con modelli replicabili e scalabili in altri contesti urbani, non solo italiani. Il percorso avviato ai tempi del Forum per l’Innovazione si è arricchito negli anni: oggi i membri della Consulta sono aumentati e l’eterogeneità è un valore aggiunto concreto, che permette di mettere intorno al tavolo competenze diverse e complementari.
La riunione del tavolo Smart Mobility che ha seguito la visita ha confermato una cosa molto semplice: tanto è stato fatto, ma ancora di più è in cantiere. Progetti, sperimentazioni, nuove integrazioni di dati e servizi sono già all’orizzonte.
Probabilmente avrò dimenticato qualche dettaglio, e può darsi ci sia qualche imprecisione, ma sentivo la necessità di trasferire quanto sia importante la Command & Control Room e quanto sia tecnologicamente avanzata. Roma non solo è al passo con i tempi: in molti aspetti li anticipa.
Se siete curiosi di approfondire dati e analisi sulla mobilità della Capitale, nel sito di Roma Servizi per la Mobilità trovate il Rapporto Mobilità 2024 e le cinque edizioni precedenti, una miniera di informazioni per capire dove siamo e dove possiamo andare.
Questa la pagina da visitare https://romamobilita.it/rapporto-mobilita-2024/
