FastwebAI: l’AI italiana che mi ha fatto esclamare “sbalorditivo!”.

Ci ho messo quasi un mese, ma finalmente ho approfondito un concetto che mi ha folgorato durante l’intervento di Walter Renna (CEO di Fastweb + Vodafone) alla Presentazione della IX edizione di Jazz’Inn e lancio del progetto Jazz’Inn Capitale, tenutasi presso la Sala della Protomoteca nel Palazzo del Campidoglio. Tra i molti temi affrontati, uno ha acceso la mia curiosità da geek: MIIA (Modello Italiano di Intelligenza Artificiale), un LLM sviluppato in-house con dati 100% italiani e certificati. E la ciliegina sulla torta? Il suo ‘cervellone’ fisico è a Bergamo, in un data center di proprietà di Fastweb, alimentato da energia rinnovabile.

Perché MIIA non è l’ennesimo “ChatGPT travestito”?

Mentre smanettavo tra report tecnici, ho scoperto tre rivoluzioni nascoste:

  • Addio GIGO (Garbage In, Garbage Out): niente dati scrapati da forum. Solo fonti curate: Gazzette Ufficiali, dataset ISTAT, documenti del Senato (grazie a un accordo strategico!) .
  • Sovranità non è solo uno slogan: i dati non escono dai confini italiani. Il supercomputer NeXXt AI Factory (31 nodi NVIDIA DGX H100) è fisicamente a Bergamo, connesso alla rete nazionale via fibra ottica.
  • Effetto eco smontato: le fonti diversificate (istituzioni, editoria, accademia) evitano loop di stereotipi. .

Il “mindblown” (sbalorditivo) tecnico: sicurezza e conformità già pronte

Qui è dove un geek apprezza i dettagli:

  • Niente laboratori clandestini: MIIA è già conforme all’AI Act europeo, certificata da E-Lex (studio legale specializzato) e monitorata da un advisory board con esperti come Gianluigi Greco e Mariarosa Taddeo .
  • Dati sotto chiave (italiana): ogni cliente ha un “recinto digitale”. I dati di un ospedale non mischiano con quelli di un comune, e nessuno finisce in cloud esteri .

Come sappiamo (o almeno lo sa chi usa il pensiero critico), allucinazioni e sindrome del lecchino dipendono dal prompting. Ma con dati puliti alla base, MIIA ha meno ‘scuse’ per inventare risposte o assecondare l’utente!

Perché un geek dovrebbe innamorarsene? (No, non è marketing!)

Ecco il succo: MIIA non è un tool aziendale noioso. È una sandbox per menti curiose, e spiego cosa intendo per “giocarci”:

  • Hackathon con supercomputer: A settembre 2025 parte la FastwebAI Hackathon . 24 ore di accesso al supercomputer di Bergamo per testare idee folli. Il premio? 30 giorni con un nodo di calcolo NVIDIA DGX. Figata pura.
  • Stress test senza limiti: Vuoi vederlo ragionare su un decreto legge del 1978? O provocarlo con un prompt sul dialetto siciliano? La piattaforma FastwebAI Work è aperta a esperimenti .
  • Costruire agenti autonomi: Con FastwebAI Agents puoi programmare “assistenti” che automatizzano task (es: contestare una bolletta telefonica) . Praticamente avere un bot personale.

Sovranità digitale: non è filosofia, è libertà

MIIA incarna questa alternativa:

  • Niente scatole nere: I dataset sono trasparenti (Mondadori, Istat, Bignami, Senato ).
  • Cloud senza sorprese: Tutto gira su server italiani, anche l’edge computing è gestito da 10 nodi locali .
  • Puoi fidarti (e verificare): Conformità GDPR già certificata .

Conclusioni da geek con la tastiera fumante

Dopo questa full immersion, due pensieri mi ossessionano:

  1. Quanto sarebbe bello avere semplicemente la possibilità di usarla, per vedere come lavora e poterla confrontare con le altre 7 che uso!
  2. Fastweb, se cercate tester con la curiosità smanettona… io ho il caffè pronto e la connessione fiber. #HintHint 😉

Fonti per geek curiosi: