Questa è una domanda che ci siamo posti tutti. Chi più o chi meno, perché dipende dal dispositivo o dall’applicazione che usiamo come navigatore satellitare.
Sicuramente più spesso negli ultimi anni, come ha notato chi come me ha iniziato a usare il navigatore prima che diventasse uno strumento di massa.
Argomento del quale mi è capito di parlarne più volte e di cui volevo scriverne da tempo.


Uso il navigatore GPS dal 2005 e come applicazione sullo smartphone dal 2007. Fin dall’inizio ho avuto un approccio che andava oltre all’uso passivo, limitandomi a seguire le indicazioni.
Ho cominciato a passare delle sere in modo alternativo, preparando i percorsi e “giocando” con i dati che scaricavo dal navigatore.


Circa 5 anni fa mi sono accorto che capitava più spesso che mi venissero indicate strade che avrei preferito non fare, anche perché in passato succedeva veramente di rado ed erano quindi delle eccezioni.
3 anni fa ho cominciato ad avere più attenzione per queste situazioni durante le mie uscite in moto, mezzo che ti porta ad avere una “sensibilità maggiore”.
Da prima li ho segnalati con l’apposito strumento e poi ho cominciato a contattare direttamente Garmin, il produttore del navigatore satellitare. Loro diedero poi l’indicazione di gestire queste segnalazioni con Here Technologies, ovvero con il della cartografia per eliminare un passaggio.
Sono quindi entrato nella HERE COMMUNITY Italia e ho cominciato ha usare il portale MAP CREATOR per correggere direttamente gli errori nella cartografia.
Entrare nella community, per discuterne direttamente gestiva la cartografia, e l’andare in prima persona a modificare i dati mi ha dato una visione più ampia della situazione.
La lampadina mi si è accesa mentre tenevo il mio intervento durante il primo meeting della community a cui ho partecipato. Mentre scorrevano le slide e parlavo ho messo insieme tutti i tasselli del puzzle e ne ho poi parlato in chiusura.
La risposta
Alcune cose erano cambiate in 10 anni di navigazione satellitare e fra queste molto probabilmente l’approccio alla creazione dei percorsi, ovvero l’algoritmo per la creazione dei percorsi.
Nel mio caso questo cambiamento è andato a coincidere con l’arrivo del mio 4° navigatore satellitare.
La mia ipotesi è che si è passati da a un modello di calcolo dove si dava più importanza alla categoria delle strade, come facciamo noi usando la cartina cartacea (prima autostrada e poi a scendere di categoria), a un approccio dove si tiene maggiormente conto della velocità media di percorrenza.
Anche in questo caso in realtà ragiona come l’uomo, ovvero prende la “scorciatoia”: se sappiamo che una strada ci fa risparmiare tempo perché la possiamo percorrere più velocemente di quella principale, la usiamo come alternativa a quella principale.
Ovviamente viene preso in considerazione anche il traffico, in passato via Traffic Message Channel (TMC) e oggi tramite internet.
Ho cominciato quindi a fare più attenzione a questi casi e ad analizzarli. Avendo la conferma che nella maggioranza dei casi veniva consigliata una strada che aveva la velocità media uguale alla velocità massima di 90 km/h.

Dell’errore della velocità media o di quello della superficie della sede stradale ce ne possiamo accorgere maggiormente nelle zone con scarsa densità di popolazione, dove purtroppo per una serie di motivi la qualità cartografica è inferiore.
A conferma di questa tesi ne abbiamo di esempi che hanno fatto notizia, come questi esempi in Sardegna: nel 2017 per raggiungere le spiagge di Cala Luna e Cala Goloritzè o fino a pochi giorni fa per raggiungere la Gola di Gorropu.
Situazioni dove le strade non erano indicate come non asfaltate e forse anche la velocità media non era quella reale.
Casi in cui si parla di Google, ma può succedere anche con gli altri competitor. Più facile ovviamente che accada con Maps o Waze, perché sono le applicazioni più usate sugli smartphone.
La cartografia sta migliorando continuamente e anche la qualità con le mappe HD, utili per la guida autonoma.
Un processo che ha bisogno comunque dei sui tempi, anche se si sono ridotti, e che trova purtroppo maggiori difficoltà nelle aree con scarsa densità di popolazione.
Nel mio essere visionario ho proposto la mia “soluzione”: analizzare i dati delle modifiche di questo tipo fatte negli ultimi anni, per andare a poi a “bonificare” le velocità medie dove di default sono uguali a quelle massime (se necessario). Sicuramente è più semplice a dirsi che a farsi, anche se ormai si sente spesso parlare di “big data analytics”.
In realtà più semplicemente credo che si potrebbero usare i “probe data”, ricevuti dai veicoli e dagli smartphone.
Cosa sono? Semplicemente è il nome tecnico dei dati ricevuti dai vari sensori (posizione, direzione, velocità, …).
Con questi dati sanno che di veicoli ne passano pochi sul tratto di strada e con una velocità inferiore a quella media memorizzata, quindi di conseguenza andrebbe aggiornato il dato.
La soluzione “fai da te”
Comunque la differenza la fa anche il guidatore e non sempre il problema è il navigatore, anzi direi quasi mai.
Non dobbiamo essere schiavi del navigatore e seguirlo come fosse il nostro oracolo, ma utilizzarlo semplicemente come un’utile strumento.
Non di rado c’è chi svolta contromano, perché il navigatore gli dice di farlo e quindi neanche guarda i cartelli. Se gli dici qualcosa nella maggioranza dei casi la risposta è: “ma me lo ha detto il navigatore”.
Stesso discorso vale per chi si incastra o danneggia l’auto in strade non asfaltate, oppure peggio sterrate. Ai primi segnali perché non tornare indietro invece di seguire il percorso? Non viene il dubbio?
C’è anche un “categoria speciale”: gli autisti dei mezzi pesanti.
Purtroppo spesso di affidano ad applicazioni dedicate alle auto, che non tengono conto di sagoma e peso. Ma peggio ancora seguono fedelmente le indicazioni, senza guardare i cartelli che indicano il divieto di transito ai mezzi pesanti o i limiti sagoma/peso.
Il danno minore è che si incastrino, mentre quello peggiore che crolli un cavalcavia.
Per evitarlo esistono applicazioni dedicate, ovviamente a pagamento, o meglio ancora navigatori satellitari come la serie Dēzl di Garmin.

A livello di applicazione per smartphone consiglio di provare Here WeGo, che trovate per Android e iOS.
Offre una serie di vantaggi:
- potete scaricare le mappe offline
- sfrutta la migliore cartografia
- potrebbe consigliarvi percorsi alternativi da quelli di Google o Waze (da non sottovalutare)
- in confronto a Waze non ha una sovrabbondanza di avvisi, spesso inutili o che danno una falsa sensazione di sicurezza se non ci sono.
Nel chiudere vi a auguro buon viaggio, anzi una buona navigazione. Fate però attenzione ai cartelli e alla strada.

